

Appuntamento alla Pigna nasce come contributo al progetto The Rimineser, progetto che gli stessi creatori riassumono con “rivista immaginaria che racconta la città di Rimini”.
La stampa, in diversi formati, di quest’opera si può comprare sul sito di The Rimineser a questo link.
Quando mi sono interrogata su cosa volessi raccontare della mia città, il pensiero è volato subito alla Fontana della Pigna, che sicuramente non ha, per i forestieri, lo stesso lustro dei più noti Ponte di Tiberio o Arco d’Augusto, eppure sin dalla fondazione della città fa parte del suo cuore pulsante.
Unica fonte d’acqua fino all’inizio del 1900, per due millenni è stata punto d’incontro della cittadinanza. Tanto bella che anche Leonardo Da Vinci, nel 1502, ne rimase colpito e decantò la sua armonia.
Nel tempo é stata ampliata, mutata e arricchita. La fontana ha incorporato dentro di sé bassorilievi di una Rimini ormai scomparsa, salvati per andare a decorare i suoi tamburi. La pigna venne posta in cima durante i restauri in periodo napoleonico, dopo che i soldati francesi danneggiarono la fontana rubandone le cannelle di bronzo.
Dissetando la popolazione riminese da secoli, attorno a quella fontana di pietra bianca si sono incrociate, toccate, sfiorate migliaia di vite ed esistenze, assistendo alla Rimini più vera; quella ruvida dei mercati e quella morbida degli innamorati che si danno appuntamento ai suoi piedi, quella goliardica degli amici che vanno alle cantinette e quella severa delle manifestazioni in piazza. Centurioni romani, madonne rinascimentali, pescivendole della Grande Guerra, tutti loro hanno bevuto dalla stessa fonte, appoggiandosi allo stesso marmo.
Non c’è nulla di più riminese che darsi appuntamento al “bar della pigna”.